Roma, 6 dicembre 2014 - In risposta al comunicato di Laboratorio urbano Reset

Gentili tutt@

non accettiamo le accuse che ci vengono rivolte.

Nelle vicende di questi giorni, in cui e’ coinvolta la dirigenza della Cooperativa sociale 29 Giugno, il Consorzio Città dell'Altra Economia - CAE è parte lesa. Così come parti lese sono Banca Etica, Il Manifesto e tutto il mondo della cooperazione sociale che, con enormi sforzi, si impegna per la reintegrazione di soggetti in difficoltà e per l’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo in un Paese dove ancora non e’ stata neanche deliberata una legge per il diritto di asilo!

Coloro che in questi giorni ci accusano, sono gli stessi che già due anni fa avevano invaso il web con insulti nei nostri riguardi. Ma di chi stiamo parlando? di coloro che, come noi, hanno concorso al bando di Roma Capitale per l’assegnazione degli spazi della Città dell’Altra Economia e per i quali, a quanto pare, nemmeno l’esito negativo del costoso ricorso presentato al TAR, è stato sufficiente per documentare la regolarità dell’assegnazione.

Chi, in queste ore, contesta la presenza nel Consorzio CAE della Cooperativa 29 Giugno, sembra aver dimenticato di essersi mobilitato a difesa di quella stessa cooperativa alla scadenza dell'appalto del Comune di Roma per la pulizia e guardiania della CAE (2010). Fino a quella data, infatti, tali servizi erano ancora a carico del Comune di Roma e la dirigenza della Cooperativa era la stessa di quella inquisita dalle recenti inchieste.

Oggi la Cooperativa 29 Giugno non ha nessun ruolo operativo nelle attività del Consorzio.

Al di là di queste precisazioni necessarie, lasciamo che a rispondere sia il lavoro, l’impegno e il sacrificio che negli ultimi due anni abbiamo profuso per riportare la Città dell'Altra Economia a essere uno spazio di riferimento. I risultati sono visibili e documentati: oltre 250.000 le presenze dei cittadini, centinaia le iniziative realizzate dai diversi soggetti dell’economia solidale e sostenibile, non ultima, lo sorso giugno, quella per i 70 anni dell’ANPI - con buona pace di chi ci accusa di essere “fascisti”- ed, infine, il rilancio del processo di implementazione della Legge Regionale dell'Altra Economia che la giunta Polverini aveva bloccato, tutto questo testimonia i valori in cui crediamo e che promuoviamo in questo spazio di partecipazione.

Purtroppo, la miopia politica di chi è concentrato a lanciare calunnie per diffamare un modello di gestione, inclusivo e non autoreferenziale, che ha permesso alla CAE di Roma di aprirsi oltre il recinto di pochi, sembra non cogliere le fragilità che l’inchiesta giudiziaria sta evidenziando nel nostro mondo di riferimento. Oggi, il nostro settore che non mira al profitto ma a generare lavoro di qualità, sostenibilità ambientale e nuova economia di relazione, deve rispondere compattamente a chi vorrebbe assimilarlo, senza distinzioni, a un sistema di malaffare e interrogarsi su come sia possibile che al suo interno non ci siano organismi, strumenti e procedure di controllo per evitare il diffondersi di centri di corruzione.

E’ questo il nodo su cui gli avvenimenti di questi giorni ci chiamano a discutere e a confrontarci. Non possiamo sottrarre tempo ed energie a questo necessario dibattito per rispondere a chi vuole limitare il proprio intervento alla calunnia. Per questo valuteremo tutte le possibili vie a tutela della nostra azione quotidiana per la costruzione di un’ altra economia.

Saluti

 

Andrea Ferrante

Presidente Consorzio CAE